Ultimamente mi é stato fatto notare che scrivo poco.

È vero. In un’epoca in cui tutti scrivono, con alterne fortune e risultati dal comico al sorprendente, devo giustificarmi per la mia quasi nulla produzione?

Mesi di lavoro a scuola, di stanchezza, di silenzio perché la mente é affollata da troppi pensieri; poi, perché e con chi giustificarsi?

Ci sono tante cose di cui vorrei parlare. Se sia giusto o meno condividere sui social le immagini dei bambini di Aleppo; come le storie degli atleti delle Olimpiadi siano di una tale umanità, da perdonarli per le storie non raccontate dei Brasiliani le cui baracche sono state spazzate via per rimodernare la città di Rio; potrei sollevare il mio coperchio personale sul baratro delle discussioni di Roma col nuovo sindaco.

Mi piace sempre pensare a nuovi inizi; chi mi legge (quelle volte, rare, in cui pubblico) sa che sono in fissa col domani che é un altro giorno. Anche questo l’avevo già scritto? Non ricordo.

Sicuramente posso, potrò, affidare i miei pensieri qui, invece che alle frasette intelligenti da social. Sicuramente posso, potrò, smettere di aspettare di avere l’ispirazione per il gran pezzo, e dar voce ai miei pensierini sconclusionati giorno per giorno.

Ma quanto si deve scrivere? Quanto é giusto, é consigliato, scrivere?

(Queste due domande fanno molto Carrie Bradshaw; l’abbiamo vista per anni guadagnarsi da vivere scrivendo tre righe e mettendoci due domande alla fine).

Henri-Pierre Roché ha scritto Jules et Jim, l’unica opera per cui viene ricordato ed in effetti la sua terza opera letteraria, che era già settantenne. Adesso non voglio dire che questo romanzo (per me bellissimo) sia studiato in tutti i licei d’Europa, ma é un romanzo da cui Truffaut ci ha fatto un film, ed é comunque l’opera di un settantenne. Che viene ricordato per questo.

Henry Miller (stasera si chiamano tutti Enrico) non ricordo in quale dei due Tropic diceva di scrivere, scrivere sempre, con rabbia e con disperazione, quando tutto va male, quando la vita va a rotoli. Lui per anni non é stato pubblicato. Aiutato da June, la sua seconda moglie, scriveva su foglietti che venivano distribuiti in forma di volantini nei bar di Manhattan.

Non so che dire, a questo punto. Potrei prendere l’esempio che mi fa più comodo, ed usarlo come paravento. Invece forse diventerò più sistematica. Forse comincerò quel progetto nebuloso di epopea che ho in mente – e chissà se lo porterò a termine. Magari ritornerò alla fotografia. Forse, tra quarant’anni, io non ci sarò più e qualcuno raccoglierà tutto quello che ho scritto, tutte le foto che ho fatto, tutti i miei status di Facebook, tutte le mie agende contenenti le mie mezze frasi ed ecco che uscirà fuori un’autrice, studiata postuma.

Cos’é che ti fa entrare nei testi di Storia della Letteratura? Una sola opera grandiosa? Tante piccole cose ma diligentemente prodotte e pubblicate? L’aver vissuto come Oscar Wilde, condannato ad essere conosciuto dai più solo per Dorian Gray e gli aforismi, e perché girava con un girasole in mano? O l’esser stato prolifico come Vincenzo Monti, che nessuno vuole studiare perché é troppo noioso, ma ha scritto così tanto che pare brutto non inserirlo?

Metto un’altra perlina nella collana instabile e traballante che é il mio scrivere, stasera. Per adesso mi basta questo.

19.08.2016

© Carmen Fiengo

 

Stasera ho un dolore acuto, che parte dal tratto cervicale e scende giù lungo la spalla ed il braccio destro, fino alla mano. Nonostante lo yoga e le manipolazioni dall’osteopata, bastano un paio d’ore di sonno (si, oggi pomeriggio sono crollata) nella posizione sbagliata e ne risento per ore a seguire.

Quindi stasera sono un po’ più bacchettona perché il dolore mi stizzisce.

Bene, da un paio di settimane – tre, per essere precisi – la domenica sera guardo questa fiction su Rai Uno, intitolata Tutto Può Succedere. A dire la verità, all’inizio é stato Pietro Sermonti ad attirarmi. E’ proprio il mio tipo. Poi mi ci sono appassionata. Mi sono documentata, e so che la serie televisiva é basata su quella americana intitolata Parenthood (Essere Genitori, letteralmente). Si tratta di una famiglia, formata da nonno e nonna, due figli e due figlie con rispettive famiglie dalle diverse caratteristiche.

Non sono un critico cinematografico o televisivo, sto scrivendo questo post dal punto di vista di una trentottenne cresciuta con mamma, papà, sorella e fratello, che ha fatto le scuole medie alla fine degli anni Ottanta ed il liceo nei Novanta; e che é infine, dopo lunghe vicissitudini, diventata un’insegnante alla secondaria inferiore, scuole medie, appunto. Avendo premesso ciò, non può non colpirmi (e ne parlavo con un amico qualche tempo fa, anche se non riguardava questa serie TV), da profana quale sono, il fatto che la fiction sia – o si supponga che sia – ambientata a Roma o nei dintorni, però con le seguenti caratteristiche:

  1. I personaggi si spostano da Via del Campo Boario (Piramide) a Santa Severa come se stessero l’una dietro l’angolo rispetto all’altra.
  2. Tutti posseggono giardini immensi o terrazze fantastiche, tranne quello che abita sul barcone sul Tevere.
  3. I genitori (tranne il personaggio interpretato da  Pietro Sermonti) tornano a casa dal lavoro quando ancora c’é il sole e passano lunghi pomeriggi a giocare coi loro bambini. Le case sono sempre pulite e in ordine, tranne quella – ahimé – dove abita la famiglia del ragazzino con la sindrome di Asperger, che é disordinata ma comunque sempre pulita.
  4. C’é sempre il sole, é sempre bel tempo.
  5. I personaggi fanno colazione e poi escono senza lavarsi i denti (questa l’hanno copiata pari pari dalla serie americana, perché questa cosa che escono dopo aver mangiato e bevuto l’impossibile, ma senza lavarsi i denti, é un classico delle serie TV statunitensi). Non si sciaquano neanche un attimo la bocca col getto d’acqua del lavandino della cucina, come faccio io quando ho fretta e COMUNQUE mi sono già lavata i denti prima di fare colazione.
  6. A parte i ragazzi (figli del personaggio interpretato da Maya Sansa, che é sempre più bella) arrivati da poco da Genova, che hanno giustamente un accento non romano, tutti gli altri, anzi gli stessi fratelli e sorelle hanno accenti diversissimi. Come é possibile che, dagli stessi genitori, nascano quattro figli che parlano con tre accenti diversi? Dico tre, e non quattro, perché Pietro Sermonti e Alessandro Tiberi parlano con un accento romano più o meno leggero ma comunque gradevole – come parla un Romano che sa usare bene la lingua italiana. Il cameo linguistico é rappresentato da un’attrice che interpreta una donna eritrea (la nonna del piccolo Robel) ma parla con un accento che, non ho prove ma mi fido di me stessa e dei miei pregressi studi, é Nigeriano o al massimo Ghanese. Con tutti i laureati in Lingue ed in Mediazione Culturale che cercano lavoro in Italia, assumerne uno che potesse curare queste sfumature di significante sarebbe stato appropriato.

Come al solito mi sono dilungata su aspetti che non rappresentano quello di cui volevo veramente parlare.

Quello di cui volevo veramente parlare é: figli che rispondono male ai genitori, li zittiscono, dicono loro di farsi i fatti propri se i genitori chiedono loro perché hanno marinato la scuola, o perché passano tutti i pomeriggi fuori senza dire dove vanno. Genitori che, trattati coi modi di cui sopra, non solo si tengono il cazziatone, ma si tormentano su come possono aiutare i propri figli senza risultare troppo invadenti. Queste scene si ripetono anche davanti ai nonni, i quali non commentano il comportamento dei nipoti, ma si limitano a lanciare sguardi intensi.

Ma anche: una mamma che porta la figlia – e l’amica della figlia – ad un concerto durante la settimana. Stupendo, magari ci avessero portato me, a quell’età. Il giorno dopo, però, la figlia non va a scuola, perché é troppo stanca a causa del concerto. La mamma manda a scuola solo il figlio minore nerd, facendogliela fare pure a piedi – e Dio solo sa quanto ci vuole, da Santa Severa al centro di Roma!

(A diciassette anni, io potevo solo chiamare ripetutamente il Rome American Hospital per sapere se Kurt Cobain si era ripreso dal tentativo di suicidio – senza riuscire a sapere niente, of course).

Allora, io non sono una bacchettona, e non é la solita giustificazione dei bacchettoni. Sono stata un’adolescente brava a scuola ma piuttosto irrequieta; adesso, da insegnante, dopo una certa severità iniziale che mi serve a non farmi mettere i piedi in testa, credo nel dialogo, scherzo con i miei studenti, sono affettuosa. Come persona, semplicemente, ho la mente aperta, riconosco tutte le possibili varianti di situazioni e relazioni che, vivaddio, la vita ci offre, e cerco di non restare ingabbiata in alcuno schema impostomi dal mio governo, dalle multinazionali e dai media.

Però, cari genitori, vi prego, credetemi: un figlio che vi zittisce e che vi dice di farvi i fatti vostri, soprattutto se ancora minorenne ed ancora incluso nel vostro conto spese, si sta comportando da arrogante e maleducato. Non permettete ai vostri figli di non darvi spiegazioni sul perché hanno marinato la scuola, o su dove hanno passato gli ultimi dieci pomeriggi. Non credo nei ceffoni, ma alzare la voce più del vostro pargolo urlante, spesso, fa bene. Essere un po’ “antichi”, laddove l’essere antichi equivale ad esigere modi cortesi e rispetto delle regole, significa fare un favore ai vostri figli, significa evitare che un domani siano licenziati perché non sanno lavorare in un team o non sanno reggere la mole di lavoro, in una professione che magari a loro piacerà, ma che non sapranno tenersi perché troppo abituati al fatto che tutti si adeguino a loro, senza che loro si sappiano adeguare ai modi ed ai ritmi degli altri.

Aiutare i vostri figli a crescere significa anche aiutare i vostri figli a prendersi la responsabilità delle proprie scelte. Non sto dicendo di buttarli in mezzo a una strada con un biglietto per un Interrail e un “Ci vediamo quando sarai diventato adulto” (questa é un’altra americanata che non mi trova d’accordo). Sto dicendo che, se vuoi andare ad un concerto durante la settimana, va bene; ma anche se tornerai a casa alle due di notte, qualche ora dopo ti alzerai ed andrai a scuola, perché durante la settimana si va a scuola, e si tratta della tua piccola responsabilità, dell’impegno commisurato alla tua età che tu devi portare avanti. Perché nessuno, quando sarai grande, ti giustificherà se un giorno non vai al lavoro perché la sera prima hai fatto troppo tardi. Al lavoro si va, con gli occhi pesti e la promessa (quasi mai mantenuta) di andare a letto alle nove quella sera stessa, ma si va. E così deve essere anche con la scuola. Feste di compleanno, concerti, partite allo stadio con papà ed anche – permettetemi, genitori dei nostri futuri campioni olimpionici e attaccanti di serie A – impegni di sport agonistico, sono tutte cose a cui si partecipa tenendo sempre presente che, dal lunedì al venerdì ed in certi casi anche di sabato, c’é la scuola. E che a casa si deve pure, non dico tutti i giorni ma almeno un paio di volte a settimana (qui sono ironica e bacchettona) studiare.

Altrimenti prendetevi un tutor, e fate fare ai vostri figli gli esami da privatisti. Ma sono sicura che molti, visto l’onere finanziario che comporta, deciderebbero di essere loro stessi i tutor dei propri figli. Allora no, per carità, mandateli a scuola.

 

© Carmen Fiengo

 

 

 

Chi mi conosce sa che amo, anzi adoro il Natale. Amo i due, tre giorni precedenti, compresa la Vigilia, con tutti che corrono, si fanno gli auguri, e le vacanze dispiegate davanti a te. Lo stress dei pacchetti e dei bagagli lo vivo con serena sollecitudine. Amo farmi mille ore di viaggio, going home for Xmas, arrivare a casa dei miei e trovare tutte le decorazioni che mamma ha messo. Amo anche i “giorni fessi” tra Natale e Capodanno (ok, io sono in ferie, molti altri no), con persone ancora da vedere, belle serate inaspettate tra amici, svegliarmi tardi e un po’ lavorare, un po’ non far nulla. E l’albero che amo sempre acceso nel salotto.

Poi mi risveglio ed é quasi Capodanno, e io Capodanno lo odio. Mi mette ansia. Odio i botti. Odio guardarmi indietro. Odio vedere che molte cose non sono cambiate. Vorrei più tempo (come al solito), e vorrei tornare al 22 dicembre e fare di più, fare meglio.
Forse quest’anno sono un pochino più rassegnata, o forse invecchio. Tra ieri e oggi ho fatto pace con un paio di cose: non ho fatto buone letture, ma ho giocato ai videogiochi col tablet. Non ho visto tutti gli amici che volevo rivedere. Non ho lavorato alle mie cose di scuola per tutto il tempo che avevo programmato. Ma mi sono perdonata, mi sono staccata dall’immagine di me stessa che voglio produrre ogni anno in questo periodo, e che poi onestamente a volte riesce e a volte no. Insomma, chi ha detto che bisogna passare le vacanze di Natale leggendo buoni libri? L’avrò visto in qualche film quando ero piccola, e l’avrò trasformato in una cosa che si deve fare.
Ho qui tre, quattro buoni propositi che mi escono dal cuore per l’anno nuovo.
Il primo é di godermi di più la città in cui vivo: mi sono accorta che mi manca, non eccessivamente ma che comunque é ormai casa anche quella e lo sta diventando sempre di più, e mi manca fare la spesa nei soliti posti, lamentarmi dei miei concittadini e respirare quell’aria, la sera, tornando a casa.
Il secondo é essere più buona. Proprio così, semplicemente buona. Non pietosa: buona.
Il terzo é – anzi, il terzo e il quarto sono perdonare chi mi sta attorno  per non essere come voglio io, e perdonare me stessa sempre per non essere come voglio io. Non ci siamo scelti. Siamo tutti capitati in questo spazio. In questo quadrato dove, nelle nostre brutture, siamo naturali. Abbiamo provato a fare cose diverse, a cambiare tono di voce, ad entusiasmarci a situazioni a noi estranee. Non ci siamo riusciti. Restiamo così, facciamoci una carezza, e perdoniamoci.

Buon 2016 a tutti. I numeri pari non mi piacciono, e mi perdono anche per questo. E comunque che ansia, mancano 24 ore e già ci facciamo gli auguri?
Ah si, poi voglio pure scrivere di più, e ricominciare a fotografare. É tutto.

Scritto con lo smartphone nel mio letto, perché non ho pazienza di andare al PC.

Copyright Carmen Fiengo

Vorrei parlare di giornate solitarie, passate al computer.

Del voler fare e non farlo, dell’aspettare certe notizie di fronte alla tenda bianca.

Vorrei parlare di pomeriggi passati a stendere, ritirare e piegare vestiti e biancheria. Vorrei parlare del cercare di non pensare ad una persona. E del riuscirci, a parte un paio di ricadute in un lago di nostalgia (nemmeno tanto motivata). Vorrei parlare del mare – poco ma buono, buonissimo. Del non averne mai abbastanza. Dell’aver rivisto due compagne di vita, ed attraverso loro aver capito tante cose di me stessa, ma tanto questo succede sempre, fa molto romanzo scritto da donna, no?

Vorrei parlare del mio irrequieto peregrinare da situazione a situazione, da stato emotivo a stato emotivo. Vorrei parlare di righe, numeri, tabelle, siti da visitare, e poi la grande notizia. Ansia a mille, una finta pazienza, la mia lingua che si biforca, e l’approdo, l’isola, ma è un’isola? Ma è anche la mia?

E del non riuscire, ancora, a festeggiare appieno. Sono stata fortunata, no dai, anche brava, si ok, ma molti sono stati e sono bravi, quanto e più di me.

Vorrei parlare del viaggiare verso una destinazione, con le solite speranze, e tornare indietro qualche giorno dopo con le solite lacrime di rabbia e rimorso. Vorrei parlare di tante nuove persone, la cui opinione per me pesa tantissimo in importanza, anche quando é leggera, anche se molte di loro ancora non le ho guardate in faccia. Del dove andrò adesso, e se finisco in un paesino? Dovrò cambiare casa?

Vorrei parlare del mio essere pigra e stanca, e stendere le labbra in un sorriso fatuo un attimo dopo. Delle rughe che non mi fa piacere scoprire, attorno agli occhi, quando vedo la mia faccia in una foto (Ma tu non invecchi mai! Sembri una ragazzina! E io vi credo, sapendo però che non é vero). Del mio dovermi preparare con mille riti a funzioni di adulta importanza, perché sennò non ci riesco. Dei soldi che non bastano mai, ma quando imparerò? Quando avrò?

Di un paio di persone sempre amiche, di posti rivisti con piacere, di qualche chattata divertente.

E di questa città che sognavo di visitare come una turista d’estate, ma che mi ha fatto di nuovo e più fortemente orrore, mostrandomi le cose che più non volevo vedere. Ma ancora, sempre, per l’ennesima volta, quando decido che basta!, non la voglio più, mi trattiene tirandomi la maglietta, mi fa passare una bellissima giornata. E alla fine resto, e amo.

Perché ormai si sa che io voglio dare tutto, fare tutto, voglio far contenti tutti, però aspettate un attimo.

Lasciatemi riposare ancora una settimana, qualche giorno, un paio d’ore, solo stasera. È durato tutto veramente troppo poco.

25.08.15

© Carmen Fiengo

Quando esattamente si passa dall’essere una ragazza piena di interessi all’essere una noiosissima donna che pensa solo a 1. Tartassare i figli con le proprie manie, credendo che sia il modo giusto di star loro vicino ed educarli; 2.  Restare drammaticamente “guardabile” in quanto a viso, capelli e corpo, a volte con risultati che ricordano icone pop mescolate a personaggi dei cartoni animati; 3. Fare di tutto per 3a. Tenersi il marito, 3b. Ritrovare marito?
Ma forse quegli interessi di cui parlavo sopra non ci sono mai stati. Era solo un viso atteggiato ad espressione interessata.
Ed é in questi casi che ringrazio Dio mille volte per la mia solitudine sentimentale, per i chili in più e distribuiti male, e per le maglie che spesso indosso senza aver avuto il tempo di stirarle.

Scritto sul treno, dopo l’arrivo di una fastidiosa vicina con prole.
Copyright Carmen Fiengo

6.000 Italian teachers: an Odyssey

With the last straw kindly offered by PM Matteo Renzi

15.03.2015

The turmoil triggered by the series of reforms carried out by Mr. Matteo Renzi has been including, at least in the last week and a half, the partly unheard voice of about 6.000 aspiring teachers, many of them already working in either public or private schools with respectively supply-teacher contracts or temporary contracts renewed year by year.

The above-mentioned teachers can be said to be “aspiring” since they passed all the steps (computerised pre-selection test on a various range of subjects, written – or laboratory – test on the subject of interest and oral test in the form of a complete lesson, to be given in front of a commission, on a randomly-picked topic belonging to the subject of interest) of a competitive exam on a national scale, launched at the end of 2012 to select teachers for Italian public school. This competitive exam had budgeted a fixed number of winners per region; after those, there were what in Italian are called idonei, meaning “you passed all the steps but you are not included in the winners’ rankings because ahead of you there are other people who are either younger (!) or have got more qualifications than you (extra qualifications and publications, always related to the subject of interest, added up to the final mark stating your position in the rosters). We are going to call these aspiring teachers with the Italian name idonei from now on.

The public competition announcement for the 2012 competitive exam stated the issuing of graduatorie di merito, which are rosters including both winners and idonei, all listed by final mark (rules explained above). Candidates usually have the right to be picked from these rosters and be given a permanent, full-time teaching position at public school until they expire. We are going to call these rosters with the Italian acronym GM from now on. According to the School Consolidated Law (Italian 1994 TU on Education, and later amendments), GM have a three-year long life: during these years, teachers are employed following a 50/50 ratio, that means 50% from the GM and 50% from GAE (GAE is a different type of roster which is close at present, on which teachers who got their teaching qualifications before 2007 are listed).

Imagining whoever has read up to this point has already arrived at their wits’ end, and giving everybody a warm welcome to the Italian world of “change government-change everything that was looked at as Gospel one minute before”, it is important to illustrate the first attempt at taking away from idonei what they had legally obtained, in the name of what idonei themselves still have not completely understood. By the end of August 2013 all the rosters for all the different subjects should have been issued; it is what the public competition announcement had stated. In reality all the ones for Lazio region, and many from Tuscany and Sicily, had not been published at all by that date; Lazio actually issued its rosters in February 2014. The logical conclusion to what can surely be considered a big mistake made by the government would be “ok, teachers included in the delayed rosters will be granted one more year to be hired”. Truth is that nobody from the Ministry of Education has ever done anything in order to mend their ways; instead, Regional Education offices would blame the Ministry, which would in turn blame the Regional Education offices. In September 2013 Former Minister of Education Maria Chiara Carrozza even deliberately decided not to go through GM, but only through GAE, when the need would arise to select teachers beyond the fixed number of winners – that was the case in many Italian regions, since the demand for public school teachers in each region had meanwhile increased, due to different reasons among which retirements and double-ranking of teachers both in GM and GAE. Former Minister Carrozza and her officials have never accounted for what they had then decided. Readers can easily depict the reaction from the idonei side. That was a period of despair but nonetheless of reinforcement of the acknowledgment of rights which have been acquired by value, by quality, by “merit” as said in Italian language (GM= graduatorie di merito= merit rosters).

A certain flow in the hiring process was later made sure by the application of the Ministerial Decree n. 356 dated May 2014, stating that the idonei included in the GM had the right, despite the fact they were not winners, to be given a permanent, full-time teaching contract in public school, providing that the competitive exam winners would come before them, and that the ratio was still a 50/50 to be shared with the GAE. From an initial higher number, the idonei yet to be hired are now 6.000. An amount which could be easily worked out with the right policy of hiring. In the meanwhile, in February 2014 representatives of idonei on a national scale met Alessandro Fusacchia, Head of Cabinet at the Ministry, thus leaving the shadow and being eventually officially recognized as a group having a voice, and rights too.

Let us say that, approximately since September 2014, even though that is only a formal date as the process of being called to be offered a teaching position starts after the 15th-August festivities, idonei started to get jobs. In the meantime, Italian government had started to be led by Prime Minister Matteo Renzi, who then appointed Stefania Giannini as Minister of Education – she was the one to put the signature on the above mentioned Ministerial Decree n. 356.

Since Spring 2014 Matteo Renzi has been advocating renewal in all aspects of Italian socio-political life, including the Italian school system. Together with his pool of ministers and officers, in Autumn 2014 he published a document called La Buona Scuola (literally “The Good School”, meaning good quality in many aspects) and started campaigning from region to region with the aim of explaining it and gathering support. “Hiring all the teachers Italian school needs”, “Stop to one-year long supply teachers, we want to provide continuity to our students”, and, finally and magically, “We are about to launch an extraordinary employment scheme in order to permanently hire 150.000 new teachers […] All the winners and idonei from last competitive exam”. All these are quotations from La Buona Scuola, .pdf version; the last quotation can be drawn from page 15.

La Buona Scuola introduced itself as a very innovative programme in various sides, last but not least the fact that everybody from students to students’ families and teachers could comment on it and make suggestions through web forms and forums, even taking the document into the official teachers’ councils in every school to be discussed, and then sending the results via email or web form. The idonei supported it, promoted it, discussed it via all the possible forms including the most popular social networks, tried to be realistic about it not to see their aspirations spoiled in the end, went to all the campaign dates, defended it from other categories of teachers who had been excluded from the 150.000 (number made up of GM and GAE candidates only – yes, there are at least two other categories of candidates to a permanent teaching position in Italy, but that is yet another story). Until a few days ago; and, as readers may have noticed, the tone of this article is becoming less and less journalistic and more and more heartfelt, as the conclusion (in terms of time) of the idonei’s Odyssey is approached.

What should have been a decreto legge, which in Italian language represents an Administrative Order, or better a Law which is not going to be discussed within Parliament but only put into effect, was first of all delayed several times from the end of January to mid-March 2015; in the end it was presented as a d.d.l., disegno di legge, a bill which needs to be discussed and, if need be, amended in Parliament. The same idonei who, during the thousands of conferences the government held to present  La Buona Scuola, had been reassured that they would be hired and that the figures budgeted were going to be confirmed, only a few days ago experienced the cold shower represented by Article 8 of the newly-presented School Bill, stating that there is going to be a derogating provision of  the School Consolidated Law (Italian 1994 TU on Education) and that all the GM are going to be cancelled, that means that we are not going to be granted the jobs we have all the rights to claim, we are not going to obtain the position for which we have studied for a whole year, passed three competitive steps and waited for.

The subject pronoun we has been underlined and written in bold, as I am one of the idonei. I am in quite a good position in two rosters, which are English Language for lower-secondary school and English Language and Culture for upper-secondary; I command the English language in ways Mr. Renzi and his whole entourage can only dream of, and according to my past and present employers – and to my past and present students – I am a very good teacher. I would have been permanently hired in September 2015, had Mr. Renzi not changed everything all of a sudden and decided that ops, we can’t grant those very high figures we said we would anymore, and that hey, even though when it came to the Senate Reform and the Job Act I literally did what I wanted now I feel the urgent need to include the Parliamentary oppositions in all the decisions regarding schools.

The most shameful thing was to be said “Don’t worry, you are going to be hired” (and when I use the word “said” I mean that our representatives have been looked straight in the eye and said those exact words), then two days later discover from the media that reality was very, very different.

There are many reasons for Mr. Renzi and his crew to act the way they are acting, for example the question of public funding to private schools, which he is in favour of, thus encountering hostility from other parties. The most widespread opinion among us idonei is that, whatever the reasons are, there was the need of sacrificing a category of teachers, and we were chosen to be the ones to be sacrificed. The government is going to launch a new competitive exam for aspiring teachers by the end of 2015; but wait, why should they search for new teachers, if they have got us? We have passed a competitive exam already! The answer is that both public and private universities have been training aspiring teachers (who are given a teaching qualification at the end of the course: I am also one of them, too) for the last three years, and there is a supposed huge money flow generated from these university courses which government does not seem to be willing to stop.

If the School Bill passes without amendments, idonei will have to enroll to a new competitive exam, study again for a whole year while we are also working full-time and managing families (or simply trying to have a personal life). We will have to cross our fingers and hope to pass all the steps again, for the second time. Unless in the meanwhile government changes again, and everything that was looked at as Gospel one minute before is changed again.

© Carmen Fiengo

The representatives of #idoneiconcorsone2012 (Idonei to the 2012-competitive exam), also identified with the hashtag #GMconcorso2012, are available to be interviewed to have the possibility to explain their position in greater detail. They have also created an association which owns and manages the webzine www.newscuola.it, of which the article http://www.newscuola.it/index.php?option=com_content&view=article&id=314%3Aidonei-al-concorso-in-ruolo-lo-prevede-il-tu-della-scuola&catid=109&Itemid=571 was one of the sources of information I used to write mine.

Ma perché mi devo intossicare sempre. Perché le cose devono essere sempre più dure, con tempi più lunghi, sempre più insidiose rispetto a chi ha il proprio giardino che confina col mio. È vero che sono fatta di gomma, é vero che ho la memoria breve, ma questo continuo riplasmarsi, questo continuo ricominciare – che pure é da sempre stato la mia salvezza – a volte mi costa caro. Domani mi costerà caro.
Eppure cosa abbiamo fatto di male, se non studiare invece di uscire con gli amici; fare le cose fa soli,  invece di chiedere “aiutini”; rinunciare a questo e quest’altro, in nome di un impegno che ancora non ci ha ripagati.

#idoneiconcorsone2012

Copyright Carmen Fiengo

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